Sono trascorsi diciotto anni dal Novecento. Un secolo che per l’arte è stato carico di emozioni e rivoluzioni. Il Novecento è stato il tempo delle avanguardie, delle fucine artistiche, delle teorie e dei movimenti, ma anche quello dell’elettronica e dei media, della glocalizzazione e della globalizzazione.

È necessario fare il punto della situazione, perché non è assurdo dire che dall’impressionismo in poi le esperienze artistiche si siamo legate ad un progetto di storicizzazione, non deciso a tavolino ma certamente riconoscibile. L’arte ha cercato consensi e l’accettazione in tutti gli strati sociali, come per un senso di ricerca di affermazione storica.

Ciò ha determinato l’avvio alla contaminazione dell’arte moderna e contemporanea, con elementi e sistemi che nascono dai mezzi di comunicazione.

Dalla follia mistica di Van Gogh per giungere a quella subdola della novità a ogni costo; ma il problema è che molti artisti del novecento hanno creato stereotipi.

Nel 1888 Vincent Van Gogh scrive al fratello Theo, già commerciante d’arte a Parigi: “…ma il pittore dell’avvenire deve essere un colorista come non ce n’è ancora stato uno. Manet ha preparato il terreno, ma tu sai bene che gli impressionisti hanno già adoperato colori più vivi di quelli di Manet. Questo pittore del futuro non posso immaginarmelo a vivere in piccoli ristoranti, a lavorare con tanti denti falsi, e a frequentare i bordelli degli zuavi come me. Ma credo di essere nel giusto quando dico che ciò avverrà tra una generazione, e che in quanto a noi bisogna far si che i nostri mezzi ci conducano in quella direzione, senza dubitare né deviare”.

Sembrano parole profetiche quelle di Vincent, perchè in effetti poi, nel Novecento, si sono avvicendati almeno trenta movimenti tutti impegnati nella ricerca e nella sperimentazione.

Ma oggi dove siamo?

Forse in un periodo affine al nichilismo, in quanto alla sua propensione a negare ciò che è reale e ogni altro valore.

Oggi non ci sono movimenti, ma l’arte va, e continua a stupirci

e a meravigliarci,

buona lettura, Simone Pavan

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