Lo stato attuale dell’Arte e il “rinascimento”

Il 70 % dell’arte mondiale sta in Italia, a testimonianza del fatto che in epoche passate ma anche recenti, vi è stata una enorme produzione. In futuro saremo ancora noi italiani i detentori dell’arte?

L’Arte si esprime in ogni parte del mondo. In Italia ha raggiunto una perfezione superiore sia per capacità espressa dai singoli artisti sia che per scuole e quindi formazione.  Dalle botteghe italiane, sono cresciuti personaggi come Michelangelo e Leonardo, quindi da sempre abbiamo una peculiarità nella creatività artistica che è più alta che in altri paesi.

L’Italia ha avuto un primato dell’arte che è durato molti secoli ma che oggi non è più scontato.

Diciamo che la tecnologia ha ridotto il margine di esclusione di alcune aree del mondo e questo è importante perche tu vedi su internet una cosa che accade a New York e la puoi riprodurre in Islanda come in Nigeria. Quindi una persona che ha un cervello funzionante può attivarlo anche in un luogo che non è più sfavorevole o non è più sfavorito.

Quindi possiamo anche ipotizzare che se avviene una nuova rivoluzione dell’arte possa essere più globale?

Più globale, più democratica, più decentrata… se io sto in un luogo depresso si presume che produca un’arte depressa…

Quindi oggi il primato dell’Italia non c’è più, c’è una tradizione a cui ci si può ispirare che può farti essere in un’area favorevole, però che una persona intelligente possa prendere uno stimolo lavorando a Toronto o a Montreal di qualcosa che è capitato a Parigi, è in tempo reale consentito dal collegamento internet che ci rende tutti connessi, Per cui questa è sicuramente un’avanzata della democrazia nella rappresentazione artistica e sono moltiplicati gli enti erogatori di bellezza ma il problema è: qual è il livello minimo entro cui un’opera d’arte è tale? …in molti casi l’opera non raggiunge un livello di sufficienza, ma è impossibile dare un criterio di giudizio che sia oggettivo.

Ma considerando questa globalizzazione, secondo lei è ipotizzabile il materializzarsi di un movimento che sia appunto portatore di un messaggio globale per tutti i popoli?

E può assumere questo, un aspetto umanistico?

Si, ma non si può autonominare, nel senso che mentre i futuristi,

in un’epoca artigianale dell’arte ancora, si mettono insieme in cinque e fondano il futurismo, oggi non c’è nessuno che fa il gruppo, non perche non vada bene ma semplicemente perchè non ce nè bisogno. Ovvero, tu non fai la rivoluzione con un proclama come il manifesto di Marinetti… ti attacchi su internet e valuti alcune opzioni, qualcuna la puoi accrescere di significato e hai fatto un’opera d’arte nuova.

Infatti, dal punto di vista della migrazione dei popoli, in realtà sono l’espressione materiale di una capacità di riscatto, la forza di separarsi dai propri limiti che può venire da qualunque punto dell’Africa.

Prima uno che stava in Africa senza telefonino era isolato, adesso è collegato con New York e questa possibilità di affrancare dai limiti spazio-temporali qualunque cittadino del mondo è reale.

Certo rimane sempre il terzo mondo ma l’individuo che vuole scattare in avanti, se ha un po di iniziativa lo puo fare. E si affranca sanza che ci sia una lotta sociale, Martin Luther King o la liberazione di un popolo. Niente di grandioso ma in semplicità puo stare anche in mezzo a un prato e produrre la sua arte…

L’ottocento vede una rivoluzione dell’arte che da vita ad una serie di movimenti che vanno fino al novecento per finire con la Transavanguardia. Ora, nel duemila inoltrato, non si sente più parlare di movimenti; é forse il preludio di un nuovo rinascimento?

Mah, è difficile dire quando avviene un rinascimento.

Possiamo dire che c’è una creatività sempre più diffusa e quindi non percepibile secondo lo schema tradizionale perchè è passata da una dimensione elittaria a una dimensione democratica, quindi è sempre più difficile individuare degli apici o delle figure emblematiche come è stato Picasso per un intero secolo, perchè oggi la diffusione e la produzione di creatività è molto più distribuita quindi è senza testa, senza nome, senza volto. Però sicuramente è molto più diffusa e quindi questa democratizzazione della creatività è un’aspetto sicuramente notevole che diventa tipico di un’epoca nella quale il genio ha meno spazio. Poi ci sono ad esempio alcuni settori come l’architettura in cui ci sono le famose archistar.

Un aqcuerello lo possono fare due milioni di persone, mentre i progetti di architettura li possono fare solo quelli che hanno ancora un committente, quindi dove c’è un potere economico che condiziona la produzione artistica ci sono delle personalità di primo livello come Calatrava, come Mario Botta, come Frank Ghery.

Questi possono piacere o non piacere ma assumono un compito che hanno conquistato alle spalle degli artisti tradizionali.

Un tempo l’architetto era una figura di seconda fila che creava un contenitore in cui potevano dipingere Diego Rivera, Sironi, De Chirico,

adesso il decoratore è una figura irrilevante e l’artista è l’archistar, per cui anche questo è un dato che la produzione artistica oggi è più facile, più quantitativa e meno qualitativa.

È opinione diffusa che in questa Biennale d’Arte 2017, molti artisti abbiano esposto opere che sembrano più elementi di arredo. Insomma, poca “arte” e molte installazioni banali.

Qual’è il suo pensiero?

Non c’è dubbio che molti di questi artisti stiano facendo gli “arredatori”, ma il problema è, se questo non sia il polso dell’arte… nel senso che sia invece un’errore del curatore?

Oppure, ci puo essere una visione che esclude i picchi e i risultati che possono colpire e che ci sono certamnete da qualche parte. E invece documenta questa medietas che è di una produzione indifferenziata e fungibile, col risultato che non c’è nessuno che fa una cosa sorprendente e quindi, é assai probabile che una Biennale come questa sia relativamente veridica di uno stato generale dell’arte.

 

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