Palazzo Doria Pamphilj custodisce la Maddalena Penitente del Caravaggio

Un palazzo avvolto nel cuore di Roma, a due passi dal Vittoriano.
Un palazzo appartenuto alla storica famiglia di nobili Doria Pamphilj, i quali ebbero anche un Papa nel loro albero genealogico.
Questo scrigno di storia ospita da secoli una collezione privata di grande pregio. Ad impreziosire le pareti vi sono nomi importanti come quello di Tiziano, Raffaello, ma anche opere di maestri fiamminghi di epoca barocca o del grande e ribelle Caravaggio.
Ed è proprio su Caravaggio che mi voglio soffermare, nella sala centrale della struttura si trovano esposti: ‘La Maddalena Penitente’ e ‘Il riposo durante la fuga in Egitto’.
La sua versione della Maddalena ha creato scalpore e dibattiti, è un dipinto che risale alla primo Caravaggio e raffigura la meretrice nell’attimo dopo aver rinnegato il suo passato licenzioso. Giovanni Bellorio lo descrisse così: ‘Dipinse una fanciulla a sedere sopra una seggiola, con le mani in seno in atto di asciugarsi li capelli, la ritrasse in una camera, ed aggiungendovi in terra un vasello di unguenti, con monili e gemme, la finse Maddalena’. Il fatto di gettare gli ornamenti a terra, come abbandonati, rievoca il rifiuto della vanità e del peccato.
Secondo lo scrittore Peter Robb Bellorio sbagliava quando riteneva che la fanciulla fosse stata ritratta nell’atto di asciugarsi i capelli.
Robb accosta, invece, lo sguardo verso il basso della ragazza e il suo intero atteggiamento nell’ottica più squisita della penitenza.
A dimostrazione di ciò è la lacrima che scende lungo la guancia sinistra, al lato del naso.
Calvesi poi parla della luce nel dipinto, una sorta di allegoria divina della salvezza, che con forza squarcia la poetica della tela irrompendo nell’oscurità della stanza.

È questa luce che è il più chiaro simbolo di redenzione della Maddalena.

Beunida Melissa Shani

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