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.IL LABIRINTO GIARDINO.

“Questo è il labirinto di Creta. Questo è il labirinto di Creta il cui centro fu il Minotauro. Questo è il labirinto di Creta il cui centro fu il Minotauro che Dante immaginò come un toro con testa di uomo e nella cui rete di pietra si persero tante generazioni. Questo è il labirinto di Creta il cui centro fu il Minotauro che Dante immaginò come un toro con testa di uomo e nella cui rete di pietra si persero tante generazioni come Maria Kodama ed io ci perdemmo. Questo è il labirinto di Creta il cui centro fu il Minotauro che Dante immaginò come un toro con testa di uomo e nella cui rete di pietra si persero tante generazioni come Maria Kodama ed io ci perdemmo quel mattino e seguitiamo a perderci nel tempo, quest’altro labirinto.”

È un tema centrale nella poetica di Jorge Louis Borges, quello del labirinto.
Simbolo dell’incomprensibilità del mondo, impenetrabile per la ragione umana fin dai greci, per lo scrittore argentino assume una connotazione ancora più complessa e ambigua; se da un lato può rappresentare la mancanza di senso persino al di sotto dell’ordine e regolarità apparenti, dall’altro può alludere a un significato misterioso nascosto, nell’inestricabile intreccio in cui sembrano smarrirsi i fili della realtà.

Un libro aperto nel quale perdersi, sfogliando le sue pagine, o vagando tra le sue siepi.
Un ossimoro vivente che, per assurdo conduce il lettore a trovare la via d’uscita.

Simbolo archetipico che allude alla difficoltà umana a comprendere un universo che rispecchia le paure dell’individuo perso nei meandri dei suoi misteri, è nel contempo quella metafora di speranza che ogni labirinto in sé cela.

Da questo punto di partenza è nata l’idea di realizzare a Venezia, nell’Isola di San Giorgio, uno di luoghi più amati da Borges, in un’oasi che ospitò un monastero di Benedettini e ora è un centro di cultura, un giardino labirinto che dialoga idealmente con l’importante biblioteca storica che su di esso si affaccia e chiude il percorso dopo il Chiostro Palladiano e il Chiostro dei Cipressi.

a progettarlo l’architetto inglese Randoll Coate che in occasione del 25 anniversario della morte del poeta argentino, lo ha donato nel 2011 alla moglie Maria Kodama Borges.
Dopo un sogno sulla scomparsa dello scrittore, Coate venne ispirato dal suo intrigante racconto Il giardino di sentieri che si biforcano; raccontava il dilemma del saggio cinese in ritiro spirituale per scrivere un libro e creare un labirinto. Muore lasciando soltanto un incomprensibile manoscritto. Solo alla fine si capisce che libro e labirinto erano la stessa cosa.

2327 piante di bosso (Buxus sempervirens) per un totale di 2135 metri di siepe che formano un percorso, incorniciato da filari di cipressi, che si snoda attraverso il nome stesso di Borges, come se percorrendo le lettere si potesse entrare nel mondo fantastico dello scrittore che gli ha dato vita.

Quindi il labirinto di parole diviene ispiratore di una riflessione metalinguistica sul linguaggio e la scrittura. Mentre il tempo sembra fermarsi come la sabbia nella clessidra che prende forma dalla lettera o di Borges.

nel labirinto, dove ogni svolta sembra uguale alla precedente, è come camminare a occhi chiusi condotti da altri sensi, quasi la vista non servisse per uscirne; è così che ci ha insegnato Borges, la cui cecità ne ha acuito la capacità di leggere le parole oltre la scrittura e aldilà del Verbo.

Opera permanente, visitabile tramite servizio di visite guidate Per prenotazioni 041/2201215

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