.PALAZZO GRASSI – Fino al 6 novembre

Ritorna a Venezia Sigmar Polke, a sei anni dalla sua scomparsa. Artista che ha profondamente rinnovato il linguaggio pittorico della fine del XX secolo, partecipò alla Biennale di Venezia nell’86 allestendo nel Padiglione Tedesco un’installazione intitolata Athanor, il forno usato dagli alchimisti, che gli valse il Leone d’Oro.

Questa volta approda in uno dei palazzi che è assurto a simbolo del rinnovamento delle arti, quel Palazzo Grassi appartenente alla Fondazione Pinault che gli dedica la prima retrospettiva italiana. Un percorso di circa novanta opere, alcune appartenenti alla Pinault Collection e altre provenienti da importanti collezioni pubbliche e private. Un’occasione per approfondire o per incontrare, magari per la prima volta, un artista che non ha mai smesso di indagare, attraversando per

intero la seconda metà del secolo scorso. Pur mantenendo centrale l’attenzione per la pittura, Polke ha sempre avuto vivo il desiderio di sperimentare, spaziando quanto a tecniche, supporti, materiali e colori, utilizzando disegno e pittura, ma anche fotografia e fotocopia, film e installazione.

La mostra si sviluppa sui due livelli del palazzo con un percorso cronologico a ritroso, a patire dalla fine degli anni 2000 fino all’inizio degli anni sessanta.

Sala dopo sala scopriamo un Polke che con disinvoltura si misura col pop come con il fumetto, passa dalla figurazione all’astratto, cimentandosi anche in installazioni e film, visibili nel vicino spazio del Teatrino Grassi.

La visita si rivela un’esperienza che non lascia indifferenti, un’avventura ricca di sorprese, un’arte che risulta panacea per l’anima.

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