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Il Premio Turner fu fondato nel 1984 da un gruppo chiamato Mecenati della Nuova Arte. Questo premio viene consegnato ad artisti inglesi o artisti che lavorano principalmente in Inghilterra.

Di Beatrice Taylor Searle, Corrispondente daLondra

 

Durante i suoi primi anni, l’evento finì coll’attrarre molte critiche in quanto metteva in buona luce artisti contemporanei, spesso considerati controversi. Tutto nasce dal fatto che il premio é intitolato a J.M.W. Turner, artista noto per aver creato nella sua epoca opere innovative e di rottura. Per i primi anni furono escluse le donne, sia come artiste che giudici, fino al 1997 dove furono chiamate ad esporre unicamente donne. Il premio si concentra sullo sviluppo dell’arte britannica e non i percorsi dei singoli artisti.

Molti attendono con ansia questa mostra per ritrovarsi davanti un lavoro “scioccante” come Can also be seen as tradesman’s enterance di Anthea Hamilton o un lavoro iper-concettuale come Lights going On and Off di Martin Creed. Il pubblico vuole questo dall’arte contemporanea esposta al Premio Turner, richiede alti livelli di innovazione e concettualizzazione, ma quest’anno saranno scioccati dalla mera mancanza di tutto ciò.

Le opere esposte quest’anno permettono una fruizione politica e sociale quasi interattiva e senza confini. Sembra che dopo anni di critica il premio Turner abbia scelto quattro artisti che danno allo spettatore l’opportunita di sentirsi parte del lavoro. I quattro artisti esposti sono Forensic Architecture, Naeem Mohaiemen, Charlotte Prodger e Luke Willis Thompson, i quali presentano quattro film, ognuno che racconta una moltitudine di storie contemporanee con grande varietà di linguaggi.

Non è la prima volta che il Turner seleziona un collettivo più prossimo all’architettura che all’arte, nel 2015 Assemble a vincere il premio.

Quest’anno l’opera di Forensic Architecture presenta un elevato valore sociale trasportando lo spettatore sulla scena di un crimine compiuto in un villaggio Beduino di Nagev/Naqab dove la polizia Israeliana ha provato a nascondere la morte di due civili. La selezione e esposizione di quest’opera è importante perché rafforza nello spettatore la percezione dell’arte non più come un oggetto ma come progetto e la consapevolezza che l’arte può essere prodotta anche da un collettivo artistico con più anime e punti di vista e non necessariamente da un singolo autore/artista. Inoltre è importante segnalare che entrambe i collettivi presentati e le loro opere si distanziano dalla produzione classica delle gallerie d’arte tradizionali esponendo e intendendo le loro opere per spazi vissuti dalla comunità.

Il percorso del Turner quest’anno da l’opportunità allo spettatore di pensare e riconsiderare problemi contemporanei senza dover svelare strati di pensieri concettuali, che a volte rendono l’arte inaccessibile. Quest’arte è sociale per il messaggio che porta, ma soprattutto per il modo e la semplicità con cui lo racconta. Ci regala la possibilità di riconsiderare il sesso di una persona, il modo in cui le notizie vengono divulgate, le nostre idee sulla razza, così come il formarsi della nostra storia attraverso i ricordi. Il premio Tuner ha fatto un passo in avanti verso la società in cui viviamo: una mostra politica che parla a tutti. Speriamo che questo cambiamento sia largamente accolto nei prossimi anni per gettare una nuova luce sull’importanza e il significato dell’arte contemporanea per il largo pubblico. Del resto l’arte pretenziosa e indecifrabile all’osservatore non serve a nessuno.

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