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.ARTE UMBRA RINASCIMENTALE.

Un’opera definita “scandalosa”, un dipinto che cela un intrigo amoroso anima la vita culturale in quella che è definita la Perla delle Dolomiti. A Cortina d’Ampezzo, nel centralissimo Museo d’Arte Moderna Mario Rimoldi, inaugurata la mostra “Pinturicchio. Il Bambin Gesù delle Mani” a cura di Franco Ivan Nucciarelli, Il dipinto, considerato una gemma dell’arte umbra rinascimentale, è custode di un segreto custodito negli appartamenti di Papa Alessandro VI Borgia. Attribuito a Bernardino di Betto Betti, vero nome del pittore conosciuto come Pinturicchio, ovvero piccolo pittore, non per la modestia della sua arte, che modesta non era affatto, ma semplicemente per la sua bassa statura. L’artista, nacque a Perugia, in una data non ben definita tra il 1452 e il 1460 (e morì a Siena nel 1513) e la sua opera ora in mostra è passata alla storia anche per la sua genesi storica, avvolta nel mistero, persa tra gli enigmi e i segreti delle stanze degli appartamenti del Papa, che fu uno dei più discussi pontefici della storia, nonché committente dell’opera del Pinturicchio, geniale e sublime pittore. Fu in principio un affresco: quel che vediamo ora è solo un frammento staccato a massello (di 48,5 per 33,5 centimetri), databile 1492 circa e celato per secoli.
Il dipinto, oltre che unico per la sua singolare bellezza e prezioso per la trama e la storia, è noto soprattutto per il segreto che custodisce, considerato tra i più scandalosi e intriganti misteri del passato. Il dipinto raffigura l’adorazione della Madonna con Bambino da parte del Papa, un soggetto classico per i tempi, se non fosse che il volto femminile coincide con quello di Giulia Farnese,“Giulia la Bella”, ritenuta tra le donne più affascinanti del rinascimento, in considerazione della sua folgorante bellezza. Un nome che oggi non suggerisce nulla ma che all’epoca era sulla bocca di tutti per una presunta relazione d’amore, ovviamente proibita, con il pontefice. La prima testimonianza di questo dipinto risale a Le Vite di Giorgio Vasari, che nel 1568 scriveva così: “Ritrasse il Pinturicchio, sopra la porta d’una camera, la signora Giulia Farnese nel volto d’una Nostra Donna; e nel medesimo quadro la testa di esso Papa Alessandro che l’adora”. Un papa, quindi, ritratto con la propria amante. Dato il contenuto, il capolavoro venne prima occultato dietro una pesante tenda e successivamente ne venne ordinato il distacco e lo smembramento. Separate e mimetizzate in cornici dorate, le varie parti furono ridotte a singolari capolavori. Molti iniziarono a credere che l’affresco non fosse realmente mai esistito e che il Vasari avesse messo nero su bianco una delle tante leggende fiorite attorno ai Borgia e ai Farnese. Il Bambino e la Madonna però sopravvissero: nel 2004 venne intercettato sul mercato antiquario un lacerto di pittura muraria della fine del ‘400 e il professor Nucciarelli vi riconobbe il Bambino superstite del Pinturicchio. Dopo un oblio di oltre cinque secoli, l’opera è stata acquistata dal gruppo Margaritelli e affidata alla Fondazione Guglielmo Giordani il cui Presidente è Andrea Margaritelli affinché ne promuovesse lo studio e la divulgazione. Il Bambin Gesù delle Mani, dopo un accurato restauro, sta finalmente compiendo il giro del mondo nei più rilevanti musei dal Guggenheim di New York al Musèe Maillol di Parigi, fino a Palazzo Venezia a Roma.

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