La critica di Fazia

La critica dell’Arte.

…alla difficoltà dell’arte, la difficoltà propria della critica…

L’intervento di Paul Virilio – in piena sarabanda mediatica attorno agli eventi dell’arte attuale – spinge alla libera percezione, alla volontarietà dei singoli, alla iniziativa di base, e tuttavia egli stesso ne apprende la difficoltà. D’altra parte la continua rivoluzione concettuale dell’artisticità ne invoca in qualche maniera la partecipazione del pensiero della critica. Anche se sempre più spesso la critica aggiunge un’altra difficoltà – quella propria –  a quella dell’arte.

E però non c’è rimedio.

Non ci sarebbe, e ormai non c’è evento artistico che non sia preceduto e sostenuto da un continuo flusso di interventi politecnici e multimediali mirati al coinvolgimento personalizzato e collettivo: l’intera rete mediatica audiovisiva, giornalismo di massa e quello settoriale continuano da tempo e per tempo a investire il pubblico generico in ogni programma, e non limitatamente al dato in sé, ma anche anticipandone ragioni, forme e contenuti.

Questo stato di cose lo conoscevo, il bombardamento mediatico lo rifiutavo, lo pativo, se ne veniva a sapere tutto ampiamente e ogni volta, ma non ne era ancora stato avvistato il problema etico, di coscienza, né in termini di denuncia né in termini di un qualche malessere critico, l’attenzione al problema si era fermato allo stato di irritazione, lo scandalo era intellettuale, quindi isolato, ma non era ancora diventato etico e politico: impediva qualcosa, forse l’idea di utilità e di servizio che in qualche modo vi era connessa, un certo senso comune di giocosità che la sosteneva. L’arte, si pensava, doveva prodursi le condizioni della propria autonomia di attrazione e di intrattenimento, di attenzione conoscitiva e economica, allo scopo se ne doveva aprire e sviluppare un certo interesse di massa, motivato anche culturalmente tramite un’adeguata campagna di informazione: il tema del piacere e dell’intrattenimento sarebbe stato implementato da un’opportuna offerta di guide e servizi. Piacevole l’idea di una atmosfera della festa nel contesto di un interesse per l’arte, se l’informazione in sé e poi le forme della comunicazione diventano anticipazioni visionarie, emozionali, circa l’immaginario dell’evento, e l’esperienza che se ne anticipava, gratificante dunque era saperne qualcosa prima, evitava la fatica individuale del pensarne qualcosa, l’organizzazione ci assisteva: pensava a noi.

Insopportabile l’aspetto massificante: le grandi mostre – le stesse fiere – si moltiplicavano e moltiplicano sempre più le presenze artistiche in esposizione, e io non riuscivo ad accettare di doverne passare in rassegna ogni volta a centinaia, a migliaia di opere, non pensavo di… non ne tolleravo l’esposizione infinita tra fiere, biennali, grandi mostre, gallerie a decine, non sopportavo l’idea di dover prendere in considerazione ogni volta migliaia di opere d’arte – un troppo di opere -, il mercato ne reclamava l’informazione, la visione, ne organizzava la réclame e il tour di massa, il turismo ne fissava il calendario, il truismo verso l’arte insinuava che l’opera d’arte doveva essere sempre più nuova e più complessa, e dunque impegnativa sul piano della percezione, della concezione, e poi nei tempi e secondo l’originalità del caso.

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