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.CATASTROFE AL RALLENTATORE, IL DELITTO PERFETTO

 

Ma forse il filosofo che più di tutti ha coperto di pessimismo l’arte contemporanea è Jean Baudrillard: «L’arte; la vediamo proliferare ovunque, e ancora più rapidamente prolifera il discorso sull’arte, ma all’interno del proprio genio, nella sua avventura, nella sua forza di illusione, nella sua capacità di denegare il reale e di opporre al reale un’altra scena, dove le cose obbediscono a una regola del gioco superiore, una figura trascendente dove gli esseri, come le linee e i colori su una tela, possano perdere il loro senso, eccedere la propria fine e, in uno slancio di seduzione, ricongiungersi con la loro forma ideale, foss’anche quella della loro distruzione; in questo senso l’Arte è scomparsa». Inutile parlare ancora di crisi, siamo, dice Baudrillard, in qualcosa che supera il sistema, che è andato oltre e non è più possibile trovarvi un rimedio. C’è troppo di tutto, troppo di opere, troppo di eventi, c’è una nausea particolare in questa prodigiosa inutilità. Saremmo al di là della crisi, in quella che Baudrillard chiama catastrofe al rallentatore, le stesse masse ne sono coinvolte fino alla demoralizzazione, alla deideologizzazione ad arte, ma oggi sono loro che giocano allo stesso gioco al quale sono state portate, con la stessa idea di giocare in borsa tra le cifre, le speculazioni e la stessa immoralità degli speculatori. «questa è la storia di un delitto: l’uccisione della realtà – farnetica – …viviamo in un mondo in cui la suprema funzione del segno è quella di far scomparire la realtà e di mascherare nel contempo questa scomparsa, oggi l’arte non fa altro… si crede di esistere in versione originale… l’uomo non smette di espellere quello che egli è … siamo aggrovigliati nel famoso movimento del morto. Il morto, infatti, continua a muoversi e il cadavere del reale non cessa di crescere… Col Virtuale entriamo non solo nell’era della liquidazione del Reale e del Referenziale, ma in quella dello sterminio dell’Altro. È l’equivalente di una pulizia etnica che non riguarderebbe solo singole popolazioni, ma si accanirebbe contro tutte le forme di alterità. quella della morte, che si scongiura con l’accanimento terapeutico. quella del volto e del corpo, che si perseguita con la chirurgia estetica. quella del mondo, che si cancella con la Realtà Virtuale. quella di ciascuno, che si abolirà un giorno con la clonazione delle cellule individuali. E semplicemente quella dell’altro, che si sta diluendo nella comunicazione perpetua. E insiste: Se l’informazione è il luogo del delitto perfetto contro la realtà, la comunicazione è il luogo del delitto perfetto contro l’alterità. Non vi sono più altri: la comunicazione. Non vi sono più nemici: la negoziazione. Non vi sono più predatori: la convivialità. Non vi è più negatività: la positività assoluta. Non vi è più morte: l’immortalità del clone. Non vi è più alterità: identità e differenza. Non vi è più seduzione: L’indifferenza sessuale. Non vi è più illusione: l’iperrealtà, la Virtual Reality. Non vi è più segreto: la trasparenza. Non vi è più destino. Il delitto perfetto».

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