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Le gigantografie negli angoli strategici delle città. Alla fermata della metro. Negli aeroporti. Nei giornali. Nel web. Siamo circondati.
La fotografia di moda ha costruito gran parte dell’immaginario contemporaneo attraverso i mass media. e i fotografi hanno spesso attraversato il confine artistico, realizzando servizi che sanno raccontare lo spirito del nostro tempo. chi ha inciso maggiormente nel panorama italiano della fotografia degli ultimi decenni? con quale campagna? Lo abbiamo chiesto a Gabriele monti, docente di concept design per il corso di laurea in design della moda e Arti multimediali dello iUAV. “due fotografi sono stati i più importanti. mario Testino con la campagna autunno/inverno 1996-97 che ha contribuito a rilanciare Gucci trasformandolo in un marchio assolutamente internazionale. direttore creativo del brand era Tom Ford, lo styling era di carine roitfeld, Georgina Grenville era la modella. insieme hanno realizzato una campagna mettendo in scena un’idea freddissima, glaciale e perfetta di glamour, sesso e lusso. Poi voglio ricordare la campagna autunno/inverno 2000-01 di Versace: donatella affida al fotografo Steven meisel e alla stylist Lori Goldstein una sequenza di immagini con Amber Valletta e Georgina Grenville che rileggono la superficiale opulenza alcolica delle ville losangeline”. La campagna per Versace dal titolo “Four days in L.A.” realizzata da Steven meisel, dalle strade a cui era destinata, fu portata in un museo, The White cube in Londra, dopo soli sei mesi dall’uscita. Le foto ritraggono le due modelle abbigliate e truccate come signore che languono tra piscina, veranda, interni antichi e stuccati, seta, baldacchini e cagnolini da compagnia. Non si guardano, non si parlano, non comunicano. Sembrano manichini, troppo perfette per essere belle, per emozionare. La scena è costruita rispettando una simmetria perfetta. Non c’è anima. Tutto sembra falso, sul punto di crollare. Questa campagna rappresenta un livello di sofisticazione tale, dal quale non si può che cadere. Le immagini sono l’apice della costruzione artificiale del corpo, dell’ambiente, del mondo. Non un capello fuori posto, non un fiore appassito, non un disturbo presente. Eravamo all’inizio del nuovo millennio, quando sono state create queste immagini, pochi mesi prima dell’11 settembre. Adesso le campagne come sono? Ora che l’incertezza, non più la noia, è il sentimento principe del tempo? Sembra che il linguaggio della foto di moda non sia (ancora) cambiato, che non abbia trovato nuovi modi per rappresentarsi o rappresentare il mondo. Almeno per i brand del lusso internazionale. Forse per stanchezza, forse perché la poetica del frammento generata da instagram è la vera rivoluzione del linguaggio fotografico. I fashion blogger, attraverso instagram, stanno cambiando l’immaginario contemporaneo? Monti precisa che “la questione non è il cambiamento dell’immaginario contemporaneo, è piuttosto la rapidità con cui lo si alimenta. in modo ossessivo, disordinato, compulsivo, fugace. moltissime immagini, che durano pochissimo. È ancora difficile capire quali effetti avranno i social sui processi di image-making: credo che però ci stiano costringendo a diventare molto raffinati nel valutare in modo immediato cosa funziona e cosa no. che cosa è interessante da un punto di vista estetico, e cosa invece no. cosa restituisce davvero le forme della contemporaneità”. Il terreno d’indagine è tutto da esplorare. Nel frattempo, Gabriele monti sta pubblicando un libro che ricostruisce la storia di alcune fra le più importante modelle italiane dagli anni cinquanta a oggi, molto spesso trascurate nei libri e nelle mostre che in passato hanno affrontato questa figura. “È stata un’occasione per riflettere su come questa professione si sia evoluta in italia, e quindi sul sistema italiano della moda. e per riflettere sul ruolo che queste figure hanno avuto nella costruzione e nella circolazione degli immaginari della moda”.

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