… incontro ravvicinato con Michelangelo Buonarroti “aspettando il tocco eterno”
 di Riccardo Manfrin, Architetto

UFFIZZI 1 A recto è un disegno conservato nel museo Fiorentino che rappresenta il primo progetto di Bramante per il San Pietro a Roma. Il problema della sistemazione dell’antica Basilica Costantiniana era già stato preso in considerazione da Niccolò V, il quale aveva affidato il progetto a Bernardo Rossellino, ma alla morte del Papa nel 1454 il tutto si interruppe. La volontà di ristrutturare l’antica Basilica nasceva con l’obiettivo di creare una Chiesa in onore dell’apostolo Pietro destinato a diventare vicario di Cristo nei secoli, una Chiesa che doveva essere universale, imperiale e sacrale.

Il 1° novembre 1503 sale al Soglio Pontificio Giuliano della Rovere, Papa Giulio II, che subito nei primi anni di pontificato riprende il progetto interrotto qualche tempo prima, con un unico obiettivo, almeno in principio velatamente nascosto.

Giulio II sarà un vero Giano Bifronte, in un’unica persona la perfetta unione di capo supremo di uno Stato Imperiale, guerriero, combattente, Imperatore, e pur sempre di Pontefice, Papa, pastore della Chiesa Universale. In 10 anni di Papato Giulio II attuerà un vero programma politico rappresentato perfettamente con un’Iconografica dipinta nella parte sottostante della Stanza della Segnatura, la sua Biblioteca privata. Questo programma verrà poi sviluppato esternamente mediante quattro progetti di enormi dimensioni, progetti basati su un’ideologia precisa, sapienza divina e sapienza terrena, il tutto fondato su quattro discipline principali: la Filosofia, cioè la Sapienza Terrestre, che sarà il grande progetto dei Palazzi Vaticani; la Poetica, cioè la poesia che prende forma nel grande progetto del Belvedere; il Diritto della Giustizia Divina, l’imponente opera del Palazzo dei Tribunali; e per finire la Teologia, la Sapienza Divina con l’imponente progettazione del nuovo San Pietro. La strada che porterà allo sviluppo delle opere in programma metterà il Papa davanti a molte altre questioni che affronterà quasi sempre da politico per le faccende “romane” e da Imperatore per le relazioni estere. In politica interna, oltre a mettere mano a tutti i privilegi del ceto municipalizio della nobiltà in genere e dei ceti baronali, darà inizio a un nuovo assetto urbano territoriale che, con l’apertura di nuove strade come ad esempio Via Giulia, creerà delle nuove connessioni cittadine, e falcerà vecchi quartieri, chiusi come veri e propri castelli. Questo suo comportamento da politico, dimentico quasi in toto delle questioni religiose, scatenerà lo scandalo di Erasmo da Rotterdam, e ancor più profondamente di Martin Lutero.

UFFIZZI 1 A recto è il primo passo che, attraverso il suo più fidato artista Donato Bramante, porterà all’edificazione del nuovo San Pietro, che sarà talmente grande da inglobare la vecchia Basilica Costantiniana. Nei vari progetti, Giulio II tenderà a mantenere solo il Coro del Rossellino che era stato parzialmente iniziato per potervi inserire il progetto; esso assumerà un significato particolare perché il Papa al momento della posa della prima pietra, avvenuta nel 1506, aveva una sola idea in testa… la cappella dedicata a sé stesso, un enorme monumento funebre. Nel 1505 Giulio II convoca a Roma il più grande scultore mai esistito prima, talmente bravo da essere in grado di superare tutti gli antichi, uno scultore che a Firenze aveva appena scolpito il David, che il Vasari definirà la statua più bella del Mondo, e a Roma su incarico di un cardinale francese aveva inciso a soli 23 anni la Pietà. Il suo nome è Michelangelo Buonarroti.

Giulio II viene “soggiogato” da tre entità totalmente differenti tra loro: dalla sconfitta in battaglia, perfettamente raccontata nel ritratto di Raffaello; dalla morte, arrivata a causa della sifilide nel Febbraio del 1503; e dal Buonarroti, la cui vera grandezza la si può riuscire a percepire soltanto attraverso gli occhi e gli atteggiamenti di quel Papa.

Una volta accettato l’incarico della realizzazione della tomba Papale, Michelangelo parte e si dirige in cava per scegliere personalmente i marmi; questo lavoro durerà circa 8 mesi. Al suo rientro, però, il progetto viene abbandonato: tutti i marmi si trovavano già in Vaticano, ma nonostante questo Michelangelo viene respinto e, come racconta in molte lettere, non viene nemmeno ricevuto dal Pontefice: siamo nel 1507. Già il 10 Maggio 1506, a Palazzo, il Papa aveva velato l’ipotesi di far decorare la Sistina al Buonarroti, come afferma Piero Rosselli che proprio dal Papa aveva sentito queste parole. Dopo il fatto della Tomba, Michelangelo si dirige a Firenze dove seguiranno i fatti Bolognesi; nel 1508 tornerà a Roma e firmerà il contratto per la realizzazione della Cappella Sistina.

.Perché il Papa abbandona il suo progetto di egocentrismo legato alla tomba “Imperiale”?

Perché Michelangelo cede nell’accettare un’arte, la pittura, a lui lontanissima e secondaria? Certo, molti motivi da entrambe le parti sono stati scritti ma forse è più affascinante pensare che il motivo reale che spinge entrambi al cambiamento debba essere ricercato in una sfera più umana… due persone, chiuse entrambe in una morsa letale: il primo, un Papa, un uomo in grado di comprendere la propria dimensione assolutamente mediocre, seppur intrappolata tra la sacralità più estrema e il trono di comando supremo; il secondo, un uomo intrappolato tra una genialità divina, e una contemporaneità a lui stretta ed estranea, sia nei valori che nelle dinamiche, fino ad abbracciare infatti quella via di mezzo detta Nicodemismo.

.L’8 maggio 1508 il contratto viene formalizzato; il 31 ottobre 1512 l’opera viene terminata; più di 1500 giorni di lavoro per affrescare oltre 500 mq, in un lavoro eseguito quasi in solitaria.

Mi trovavo il 12 ottobre a Roma, la giornata era tiepida, e la luce autunnale riverberava in città, l’attesa era terminata; finalmente il Buonarroti si accingeva a scoprire la Grande volta e io, con la scusa di aiutare lo smontaggio di quella immensa impalcatura che solo grazie ad un ingegno di pesi e forze aveva reso possibile il lavoro del Maestro, mi intrufolai e incominciai a portare all’esterno tronchi di albero e funi sporche di pittura. Continuai per diversi giorni il lavoro, consapevole che il mio contatto con Michelangelo poteva avvenire solo in un momento di solitudine, momento che arrivò una sera verso le cinque: lo vidi seduto su delle tavole, mentre annuiva con lo sguardo rivolto verso l’alto, nascondendo certamente dei sentimenti contrastanti; avevo letto le varie lettere scritte al Padre, di come lui inizialmente disdegnava l’impresa, diventando poi via via sempre più consapevole che stava per completare qualcosa di grandioso.

Mi avvicinai e senza alcun preambolo chiesi: “Spiegami… perché quel centimetro tra le dita?”. Non abbassò neppure il volto e iniziò a parlare, senza distogliere mai lo sguardo dalla volta.

“Quattro anni fa non avrei mai pensato né di iniziare una simile opera, né di continuare dopo le prime difficoltà, né di terminarla. Non posso certo dire che sia nata una vera passione tra me e la volta, ma di certo un grande rispetto. Più osservo quelle dita e più sembrano avvicinarsi in modo lento e impercettibile, ma so che un giorno si toccheranno… forse quando l’uomo sarà cosciente di essere l’elemento centrale, l’unione tra terrestre e sacro; l’uomo, unica fonte di vita nella quale è racchiuso il conscio e l’inconscio. Quindi sta a lui decidere quando riempire quel centimetro e far scoccare la scintilla della vita”.

Burbero, scontroso, egocentrico, irascibile, forse più semplicemente un uomo dotato di una grande capacità artistica, con una religiosità in bilico e una vita sociale burrascosa; sicuramente un divino.

 

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