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.DAVIDE MONTELONE, IL FOTOGRAFO NARRATORE.

Avvicina le persone a ciò che accade, incuriosisce. Mostra un mondo lontano dai centri di potere, narra storie silenziose che scorrono distanti e nascoste, sconosciute all’obiettivo dei media che ogni giorno ci inondano di immagini.

Davide Monteleone è un artista, un narratore, un fotografo, che utilizza la fotocamera come mezzo espressivo per raccontare storie, per documentare il sociale.
I suoi progetti hanno guadagnato diversi riconoscimenti, tra cui i World Press Photo, l’Aftermath Grant, l’European Publishers Award e il Carmignac Photojournalism Award.

Com’è iniziata la tua carriera di fotografo?

Forse un po’ in ritardo rispetto a ciò che ci si aspetta e in modo casuale. Ho studiato ingegneria ma ero interessato più a quello che accade nel mondo. La prima macchina fotografica è arrivata con l’idea di raccontare delle piccole storie non per stimoli familiari o perché incentivato da chi mi stava intorno. Certo a casa si fotografava, quelle di mio padre erano foto amatoriali, come in molte famiglie si scattavano foto ricordo. Per me invece, l’idea di utilizzo dello strumento fotografico era fin da allora narrativo. Ricordo uno dei miei primi lavori che risale al 2000, una storia editoriale sugli atleti che andavano alle Olimpiadi.

Agli inizi hai lavorato per agenzie fotografiche. Come era il tuo lavoro?

Ho cominciato con l’agenzia Contrasto – (produce e distribuisce immagini dal 1986, ndr). All’epoca le agenzie procuravano lavoro e ti mettevano in contatto con i clienti ma, cambiato il mercato, sono cambiate anche le agenzie.

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E oggi?

Collaboro con VII (www.viiphoto.com), un’agenzia internazionale di cui i fotografi sono anche proprietari e che continua a svolgere un lavoro di mediazione con giornali, agenzie, clienti, ma si occupa anche di promuovere il lavoro dei fotografi sia nei canali tradizionali sia social network. L’agenzia segue gli aspetti promozionali e distributivi mentre personalmente mi preoccupo della produzione e curo i rapporti con i clienti. Quando sviluppo un progetto cerco i fondi per finanziare la mia ricerca e realizzare l’idea, questo anche attraverso la partecipazione a premi.

Quando hai cominciato a voler fare qualcosa di tuo?

Fin da subito avevo dei progetti miei. Poi l’occasione è arrivata un po’ per caso e si sono improvvisamente aperte delle opportunità. All’epoca – era il 2001 – lavoravo per Contrasto che mi offri di fare il corrispondente dalla Russia per qualche mese. Dagli iniziali sei mesi, tale doveva essere il periodo della mia permanenza, mi fermai a Mosca due anni. Da allora di anni ne sono passati 14 e continuo ad andare in Russia, tanto che è diventata quasi la mia seconda casa. Mosca è molto cambiata, è cresciuta ed è diven- tata molto importante, ricca di fermento e di attività. Le recenti tensioni geopolitiche hanno un po’ modificato le cose.

L’esperienza in Russia che cosa ha cambiato nel tuo modo di scattare?

Ho cominciato sempre di più a seguire le mie attitudini e i miei interessi. Mi rapporto con il soggetto della storia e sento una piena libertà espressiva.

Come nasce un progetto e come lo prepari?

Sono terribilmente metodico. L’idea scaturisce magari da una scoperta casuale, la lettura di un libro o di un giornale, l’attualità, una notizia. Segue la fase di ricerca. Comincio a indagare che cosa è già stato fatto o realizzato al riguardo, qual è l’ampiezza dell’argomento, raccolgo informazioni e procedo come con una vera e propria “lista della spesa”, schematizzando le fasi del lavoro. Lo scatto invece è più casuale e con la macchina mi muovo sul posto.

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E riguardo alla post produzione?

Ormai tutto passa dalla post produzione perché anche la pellicola viene digitalizzata e ha necessità di essere postprodotta. La foto documentaria non subisce mai una manipolazione eccessiva ma qui si apre un dibattito filosofico ovvero quanto la fotografia sia reale o no.

I tuoi lavori hanno un testo che accompagna gli scatti, lo scrivi tu?

Sì sono io l’autore; è una piccola sinossi dove chiarisco gli obiettivi del progetto che serve a me ma anche alle persone cui mi rivolgo, ad esempio per i finanziamenti.

Progetti in corso e futuri?

Sono sempre in fase progettuale, ho diverse idee ma ancora in uno stadio embrionale. Sto invece lavorando in concreto a “In the Russian East” un progetto che trae ispirazione dall’analogo “In the American West” realizzato negli anni ’70 in America da Richard Avedon. Una carrellata di ritratti con personaggi che vivono lontani dai centri di potere, in un gioco di confronto con gli originali scatti di Avedon. Gli Usa degli anni ‘70 verso la Russia dell’Est contemporanea che mette in luce come ci siano molte più similitudini che differenze tra coloro che vivono lontani dai luoghi dove si decide, sebbene viva ai due lati opposti del pianeta.

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www.davidemonteleone.com

instagram: @davidemon

Di Elisabetta Badiello

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