piccolo_Mostra del cinema di Venezia

Lido di Venezia e Festival del Cinema, un binomio imprescindibile. sebbene ci sia stato negli anni qualche tentativo di scippare alla sede storica lagunare lo scettro di protagonista, il lido, malgrado il suo bagaglio di polemiche, rimane sempre un luogo d’elezione dove per dieci giorni l’anno si vive immersi in una vera e propria atmosfera da film! E tra attori e attrici, persone che a vario titolo i film li hanno fatti davvero, c’è anche chi ha scelto l’isola per venirci a vivere. Ottavia Piccolo, considerata una delle attrici più raffinate ed eleganti del mondo teatrale e cinematografico italiano, ha stabilito al lido di Venezia la sua residenza dove vive alternando gli impegni professionali con le attività per la tutela e la salvaguardia dell’isola. nata a Bolzano e vissuta a Milano, ha chiuso definitivamente casa nella capitale meneghina trasferendosi di fronte a Venezia da dove può godere ogni giorno di quella laguna circondata dalle montagne che, nelle giornate nitide invernali, lascia senza fiato.

Una carriera cominciata in tenera età, a dieci anni già sul palcoscenico come protagonista. una passione fin da piccola?

All’inizio si è trattato di una casualità. Mia madre, che amava il teatro, mi portò a fare un’audizione. cercavano una bambina per “Anna dei miracoli”, una commedia che racconta di una bambina sordomuta. Fu così che cominciai a recitare. Dopo il teatro arrivò subito il cinema, e lo definirei un gran cinema. nel Gattopardo di Visconti, anche se molto presente, non avevo tante battute da dire. Fu un’esperienza straordinaria. a tredici anni veder girare un film, era come essere al cinema. Poi nel Gattopardo recitavano i grandi nomi del teatro italiano.

E poi?

Continuai con il teatro, poi vene il film serafino. nel frattempo registravo commedie per la tv quando gli originali televisivi avevano una struttura produttiva simile a quella del teatro: si provava per 18 giorni e poi si registrava.

E come fu l’esperienza nel cinema francese?

Sicuramente formativa e interessante. In Francia il lavoro degli attori è molto rispettato, diversamente da quanto avviene nel nostro paese, e il cinema è legato al teatro, perché è sul palcoscenico che si impara a recitare, c’è molta professionalità. In Italia, tra gli anni ’70 e ’80, abbiamo assistito a un generale abbassamento della professionalità da parte degli attori e questo anche grazie al doppiaggio. Era sufficiente avere un bel volto e un bel corpo, al resto ci pensava il doppiatore. sono arrivati così a registrare, anche in parti da protagonisti, personaggi che erano attori inventati.

piccolo_Mostra del cinema di Venezia

Come è stata la sua esperienza come doppiatrice?

Sono tristemente nota solo per il doppiaggio del personaggio di Leila in Guerre stellari! alla prima occasione lo toglierò dal mio curriculum su Wikipedia! sono invece orgogliosa di altre esperienze in tal senso: ho doppiato l’urlo nella Medea di Pasolini e lavorato in Diario di una schizofrenica di Nelo Risi. Per un attore, all’epoca, il doppiaggio rappresentava un’ottima fonte di reddito perché si guadagnava bene, meglio che recitare. Per questa ragione molti colleghi finirono col dedicarsi al doppiaggio a tempo pieno perché era difficile conciliare l’impegno di doppiatore con quello di attore, che magari allontanava per interi mesi. Il doppiaggio è un lavoro continuativo.

Nella sua attività di attrice si è occupata di temi sociali. anche oggi con “7 minuti” e “donna non rieducabile” è impegnata in temi molto attuali come il lavoro e la libertà. una scelta?

È accaduto un po’ per caso. Mi sono state offerte parti che ho ritenuto interessanti. così in “7 minuti”, che racconta il lavoro delle donne in fabbrica e la loro dignità e in “Donna non rieducabile” che narra invece la storia della giornalista Anna Politkovskaja, una donna alla ricerca della verità e determinata a combattere. Due ruoli che fanno emergere tematiche contemporanee, legate a un mondo femminile.

E tornando al festival del cinema di Venezia?

Penso sia il risultato di un modo di gestire del tutto italiano. cambiare un direttore, mi riferisco a Muller, perché certe cariche vanno di pari passo con i cambiamenti di governo non ritengo sia stata una scelta lungimirante. Nessuna polemica con l’attuale direttore ma in certi ruoli si deve poter portare avanti il proprio lavoro costituito anche di relazioni e di progetti a lunga scadenza, che hanno bisogno di tempo per essere realizzati. Il lido poi rappresenta uno strano caso. Per dieci giorni l’anno l’isola viene stravolta per poi tornare, dimenticata, al suo quotidiano. basti solo pensare ai costi per l’allestimento e lo smontaggio di tutto. sarebbe auspicabile un coinvolgimento dell’isola per l’intero anno, magari facendo vivere anche negli altri undici mesi il palazzo dell’ex casinò come sede della biennale cinema, trasferendo gli uffici e coloro che ci lavorano. attivando un interesse più generale sulla cittadella del cinema. Di progetti se ne sono visti molti ma nessuno che abbia tentato un vero e proprio rilancio dell’isola, coinvolgendo tra l’altro chi ci abita.

Di Elisabetta Badiello e Cristiana Albertini

Written by admin