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Quattro sedi,  un Direttore, incontro la Dott.ssa Daniela Porro a Palazzo Altems e ci confrontiamo su molte molte tematiche del sistema museale italiano. Intervista di Riccardo Manfrin.

Lei ha ricoperto molti incarichi di prestigio: possiamo fare una radiografia del Sistema Museale Italiano e com’è venuto ad articolarsi dopo la riforma del 2014?

E cosa ne pensa del trend di crescita di presenze registrato nel primo semestre dell’anno 2018?

Il Sistema Museale Italiano è la grande sfida del Ministero per i Beni e le Attività culturali per i prossimi anni, la realizzazione cioè di una rete di musei iper-connessi, composta da musei e luoghi della cultura statali, pubblici e privati e altri luoghi della cultura pubblici o privati, che su base volontaria chiedono di essere accreditati. È un’operazione di alto profilo e di grande importanza anche economica per il Paese; sotto l’egida del Ministero, condivisa dalle Regioni e dagli Enti locali, con l’apporto di operatori ed esperti del settore museale e dell’International Council of Museum. Molto è ancora da fare, penso agli strumenti di identificazione del sistema museale (il logo per esempio), ma tanto è stato fatto e condiviso; penso al decreto che indica i livelli di qualità per i musei e i luoghi della cultura di appartenenza pubblica negli ambiti dell’organizzazione, delle collezioni, della comunicazione e dei rapporti con il territorio, tutti ispirati alle buone pratiche internazionali. Si tratta di un documento dettagliato in cui sono contenuti parametri puntuali sui servizi minimi e gli obiettivi di miglioramento per le gestioni e per i servizi di accoglienza ai visitatori.

Tutto il Sistema Museale Italiano ha come riferimento la Direzione generale dei Musei, non per la gestione, ma per il coordinamento, le linee guida ed indirizzi. Per la conoscenza e la promozione del Sistema Museale Nazionale, la Direzione generale Musei ha avviato un’interessante iniziativa che si tiene ogni due mesi al Planetario delle Terme di Diocleziano; in questa occasione si presentano a rotazione i Direttori dei musei italiani. Per rispondere alla sua domanda; si, c’è stata una crescita di presenze nel primo semestre del 2018, un trend positivo che dura da un decennio ormai, perché sono aumentate le risorse, è aumentato il personale grazie ai concorsi per funzionari che non si facevano da molti anni e poi la mobilità volontaria ha consentito al personale di scegliere, compatibilmente con la carenza dell’organico, la possibilità di andare a lavorare in un museo piuttosto che in un altro istituto. Il Mibac direi che gode di una “buona stampa” e tutta l’attenzione mediatica che si è registrata in questi ultimi anni ha fatto del bene ai musei, così come le domeniche gratuite che hanno portato grandi benefici ma che saranno presto oggetto di un ripensamento e adeguamento alle nuove esigenze dei visitatori dei musei. Il pubblico dei musei è cresciuto in maniera esponenziale; la visita al museo è diventata una piacevole abitudine per gli italiani, non soltanto per i visitatori tradizionali ma anche per le famiglie. Questo andamento è riscontrabile anche al Museo nazionale romano dove abbiamo registrato una crescita importante di visitatori in tutte e quattro le sedi, Palazzo Altemps, Crypta Balbi, Terme di Diocleziano e Palazzo Massimo.

Il Museo nazionale romano è un “network” e gli sforzi che abbiamo fatto sono stati profusi nel promuovere la nuova immagine unitaria delle quattro sedi; abbiamo realizzato una nuova veste grafica unica, nella comunicazione e nell’identità visiva del Museo, proprio per far percepire questa unicità, anche nella sua diversità. Siamo molto presenti sui social, abbiamo un nuovo sito web che presto avrà anche una versione in inglese e tutto questo ha contribuito alla crescita. Bisogna poi sommare il tutto con un’attività culturale vivace; grandi mostre, incontri, presentazioni di libri e conferenze, eventi di grande profilo internazionale per le giovani generazioni, penso alla Rassegna Musica Danza Arte alle Terme di Diocleziano, curata da Cristiano Leone e prodotta da Electa Mondadori: un mese di eventi musicali, una varietà di “emozioni”, dalla techno all’elettronica passando per l’afro, continuando con l’indie pop, il neofolk, la dabka, la dance, la musica classica e la danza contemporanea, acrobatica e l’hip-pop futurista. Il pubblico ha capito che il nostro Museo è un luogo unico, dove è possibile vivere un’esperienza di conoscenza e di diletto, avvicinandosi alle opere straordinarie delle nostre collezioni ma anche ad altri generi di esperienze artistiche.

Al momento la rete museale del Mibac comprende: il Complesso Monumentale della Pilotta, la Galleria Borghese, la Galleria dell’Accademia di Firenze, la Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea, la Galleria nazionale dell’Umbria, la Galleria nazionale delle Marche, la Galleria degli Uffizi, le Gallerie dell’Accademia di Venezia, le Gallerie Estensi, le Gallerie nazionali d’Arte antica, i Musei del Bargello, i Musei Reali di Torino, il Museo archeologico nazionale di Napoli, il Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria, il Museo archeologico nazionale di Taranto, il Museo della Civiltà, il Museo e Real Bosco di Capodimonte, il Museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, il Museo Storico e Parco del Castello di Miramare, il Palazzo Ducale di Mantova, il Palazzo Reale di Genova, il Parco archeologico dei Campi Flegrei, il Parco archeologico del Colosseo, il Parco archeologico dell’Appia Antica, il Parco archeologico di Ercolano, il Parco archeologico di Ostia antica, il Parco archeologico di Paestum, il Parco archeologico di Pompei, la Pinacoteca di Brera, la Reggia di Caserta, Villa Adriana e Villa d’Este e il Museo nazionale Romano. Non ci sono solo musei dunque, ma anche monumenti e siti archeologici e poi ci sono tutti gli altri musei statali che sono raccolti all’interno dei poli museali regionali.

Quali sono le attività del Museo Nazionale Romano indirizzate alla didattica verso i ragazzi e bambini?

Abbiamo due canali per la didattica, un servizio interno e il concessionario che gestisce i servizi al pubblico. Per il nostro servizio, negli ultimi mesi abbiamo aperto due sale didattiche destinate ai bambini, una a Palazzo Altemps e una nella sede delle Terme di Diocleziano, dove si svolgono continuamente iniziative dedicate alle scuole e ai bambini, non solo all’interno ma anche all’esterno delle sedi; per esempio abbiamo stretto una collaborazione con l’ospedale Pediatrico Bambin Gesù, dove i nostri funzionari realizzano dei percorsi tattili conoscitivi con i bambini ricoverati. A Palazzo Massimo abbiamo attivato, in collaborazione con il concessionario, un’esperienza di apprendimento facilitata delle opere in collezione, la Visual Thinking Strategy; la guida ha il compito di raccontare il patrimonio del Museo e di aiutare i visitatori a interpretare alcune opere attraverso un’esperienza facilitata e di squadra. In Crypta Balbi, unico museo italiano che nasce dall’attività di ricerca archeologica svolta su un intero isolato, compreso tra via delle Botteghe Oscure, via Caetani, via dei Delfini e via dei Polacchi, abbiamo realizzato un’attività didattica basata soprattutto sulla rievocazione storica, in collaborazione con alcune associazioni culturali, un’attività che piace molto e non solo ai più piccoli.

Si parla molto di poter riaprire via dei Fori Imperiali a Roma per riavere una continuità totale, vista la sua grande esperienza in ambito dei beni culturali, qual è la sua opinione?

Ricucire la continuità dei Fori è un bel progetto, penso ai primi del Novecento, a Giacomo Boni, che è stato l’inventore di un metodo di indagine scientifico che sta alla base di una riscoperta del valore dei Fori e dei monumenti antichi in genere; condividiamo questo approccio di ricerca che sta alla base della nostra Galleria delle incisioni, bellissima collezione di stampe antiche inaugurata recentemente a Palazzo Altemps. Ovvio che il Progetto Fori deve fare i conti con una copertura finanziaria, un progetto di viabilità alternativa e deve avere una sua sostenibilità, decisamente una scelta complessa.

Continuiamo con il concetto di sostenibilità, quindi l’aspetto economico, la gestione finanziaria e le risorse del suo polo Museale.

Il nostro Museo è un istituto autonomo, dunque gli introiti di biglietteria e le royalties rimangono nelle casse del Museo e vengono gestiti secondo le norme dell’istituto autonomo dal Comitato Scientifico che assieme al Direttore decide le linee guida culturali, un Consiglio di Amministrazione e un Collegio di Revisione dei Conti; in aggiunta, come entrate, godiamo anche di un contributo che ci viene assegnato dalla Direzione generale dei Musei e serve per le spese di funzionamento, manutenzione, pulizie e per le utenze. Stiamo facendo un lavoro interessante per poter attrarre risorse da altre fonti attraverso sponsorizzazioni o l’Art Bonus.

Nel vostro comitato scientifico che figure professionali sono presenti?

Del Comitato fanno parte archeologi, studiosi e professori universitari.

Super musei con super Direttori, entità autonome, quindi gestite da Top Manager.

Ricopriamo questo ruolo: tutti noi Direttori abbiamo una formazione scientifica, io sono una storica dell’Arte, non siamo dei super funzionari, siamo manager perché gestiamo un istituto autonomo, dunque il nostro compito è quello di gestire le risorse umane strumentali e finanziarie che abbiamo e che ci vengono assegnate secondo gli obiettivi indicati.

Ma una figura come la sua, o come altri Direttori che hanno chiaramente una predisposizione, giustamente aggiungo, scientifica culturale di contenuto, fare anche, o solo questo ruolo è giusto? Sembrano due ruoli, due cariche.

Se ci hanno scelto vuol dire che nel nostro curriculum avevamo degli elementi di esperienza anche in questo settore manageriale, anche se forse sarebbe stato utile avere un affiancamento; per quello che mi riguarda, mi trovo molto bene in questo ruolo.

Sempre nel campo della sostenibilità, molti musei hanno una politica più o meno aggressiva sui prestiti, prestiti che portano ulteriori entrate.

Questa è una facoltà del Direttore e del Comitato scientifico. Sui prestiti noi decidiamo di volta in volta; certamente le mostre vengono attentamente valutate, con precedenza a quelle con valenza scientifica; poi chiedere una fee o meno, cioè un pagamento di un corrispettivo per un prestito, in genere viene valutato caso per caso, e questo si fa per le mostre che hanno una impostazione più commerciale. Per noi a Palazzo Altemps il prestito è molto complicato, qui esponiamo solo capolavori, come il Trono Ludovisi che non è mai uscito dalla sede; anche se abbiamo prestato, un po’ a fatica, l’Ares Ludovisi per la Mostra di Bernini alla Galleria Borghese: lo abbiamo prestato per la presenza del restauro fatto da Gian Lorenzo Bernini all’inizio del Seicento su questa statua meravigliosa che raffigura Marte, chiedendo in cambio, visto che si trattava di un museo, di prestarci un’opera importante che è l’Allegoria del Sonno dell’Algardi, opera in marmo nero che rappresenta un amorino dormiente. Francesco Algardi è uno scultore del Seicento, presente come restauratore di molti nostri capolavori di archeologia, capolavori che sono nelle nostre collezioni e che nel passato erano nelle collezioni delle più importanti famiglie romane; in questo caso abbiamo operato con lo scambio, molto spesso un’altra forma di collaborazione è il restauro dell’opera prestata ove sia necessario.

Qual è la sua Opera preferita del Museo che lei dirige?

Il Museo nazionale romano conserva i più importanti capolavori dell’arte antica provenienti da Roma e dal territorio del Lazio. È difficile dunque scegliere un’opera in particolare. Non posso tuttavia non ricordare il Pugilatore o l’Augusto di via Labicana di Palazzo Massimo o il Galata suicida di Palazzo Altemps. Ma accanto ai capolavori di arte antica, i visitatori potranno ammirare anche spazi straordinari come il cinquecentesco Palazzo Altemps o il complesso delle Terme di Diocleziano con le Grandi Aule e i chiostri dei Certosini.

Quali i progetti per il futuro?

Alle Terme è in corso la mostra Je suis l’autre. Giacometti, Picasso e gli altri. Il Primitivismo nella scultura del Novecento, 80 opere tra sculture di grandi maestri del Novecento e capolavori di arte etnica. A Palazzo Altemps, abbiamo Passi. Palazzo Altemps. 20 settembre 2018: un’istallazione site specific di Alfredo Pirri per il nostro Museo. In Crypta Balbi nel 2019 due importanti artisti contemporanei, Elisabetta Benassi e Diego Perrone realizzeranno due installazioni, grazie al bando Italian Council promosso dalla Direzione generale arte e architettura contemporanee e periferie urbane, vinto con ben due progetti dal nostro istituto.

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