Un libro di Andrea Donati su Jacopo Bassano, “Vivezza e grazia di colore”.

L’Adorazione dei magi e i suoi multipli, l’ultimo libro di Andrea Donati è in buona parte incentrato su un fortunatissimo soggetto biblico più volte replicato dal pittore, dai suoi figli e dalla sua folta schiera di epigoni fino al Seicento inoltrato. È lo stesso studioso del resto, al quale si devono in anni recenti importanti contributi storiografici su Michelangelo, sul manierismo tosco-romano (Daniele da Volterra, Iacopino del Conte) e sulla pittura veneziana del tardo Rinascimento (basti citare il solido catalogo di Paris Bordon, apparso nel 2014 con le Edizioni dei Soncino, e Tiziano. Indagini sulla pittura, pubblicato nel 2016 con Etgraphiae), a osservare che proprio muovendo «dall’analisi dell’Adorazione dei magi, che è una delle raffigurazioni affrontate con più frequenza nel corso della sua lunga carriera, si può constatare quanto sia cruciale il tema evangelico della nascita del Salvatore» e quanto la pittura del Bassano, pur “consacrata quasi esclusivamente al genere biblico e pastorale”, sia spesso e non senza devozione dedicata al “tema dell’avvento, sotto forma di adorazione o annuncio” (p. 7). Lo spunto per scrivere questo breve, ma denso volume è la riscoperta di una notevole e quasi inedita versione dell’Adorazione dei magi del Bassano venduta dall’antiquario di Firenze Elia Volpi in un’asta tenutasi il 27 novembre 1916 all’hotel Plaza di New York. Acquistata dal banchiere William Boyce Thompson, ma poi diventata praticamente invisibile per diversi decenni, la tela è stata infine comprata e fatta restaurare dall’artista contemporaneo Julien Marinetti, grande appassionato d’arte antica, e quindi esposta per la prima volta in assoluto alla Pinacoteca Manfrediniana di Venezia (30 novembre 2017-24 febbraio 2018). Databile intorno al 1565, l’opera (olio su tela, cm 94 x 133) risulta pressoché sovrapponibile alle tre versioni più note del tema, ossia le due coeve conservate al Kunsthistorisches Museum di Vienna e al Barber Institute of Fine Arts di Birmingham e quella poco più tarda ed eseguita con la partecipazione della bottega al Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo. Elementi caratteristici dell’Adorazione dei magi, ma che più in generale si possono riscontrare nella produzione matura e tarda del Bassano, sono l’uso di una tavolozza dai toni cupi e freddi e il modo peculiare di sfrangiare “le pennellate per accentuare il chiaroscuro in modo espressionistico” (p. 30). La straordinaria abilità tecnica del pittore, come sottolinea Donati, è testimoniata nell’Adorazione dei magi della collezione Marinetti dalla presenza di “ampie campiture libere e dettagli volutamente indefiniti” nonché dal disegno preparatorio “realizzato direttamente sulla tela con l’aiuto di un cartone, ma senza spolvero” (p. 31). Eccezion fatta per le figure complete della Madonna con il Bambino e dei re magi, l’opera appare a tutti gli effetti come un “multiplo non finito”, il che è dimostrato in maniera inequivocabile dal trattamento non definito degli elementi naturali quali le foglie o i ciuffi d’erba, trattamento che si osserva anche nelle “figure degli animali in primo piano e sullo sfondo” (p. 45). Riccamente illustrato e dotato di una preziosa e aggiornata bibliografia finale, il libro si avvale inoltre di una sezione dedicata al Restauro dell’Adorazione dei magi della collezione Marinetti, a cura di Marika Barbiero, e di un’appendice sui Dipinti “bassaneschi” della Pinacoteca Manfrediniana a firma della sua conservatrice Silvia Marchiori.

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