Il “San Girolamo nel deserto” di Jacopo Bassano alle Gallerie dell’Accademia di Venezia.

La grande originalità iconografica della tela con San Girolamo nel deserto di Jacopo Bassano, conservata alle Gallerie dell’Accademia di Venezia (fig. 1), era stata colta con il suo tipico acume dal compianto William Rearick. Oltre a sottolinearne il “senso di monumentalità”, dovuto anche alle dimensioni piuttosto ampie (119 x 154 cm) se si considera che l’opera fu dipinta con ogni probabilità per la devozione di qualche privato, lo studioso avrebbe osservato che “nel dar forma a quest’immagine fortemente realistica, Jacopo tenne conto contemporaneamente della tradizione tedesca di punizione fisica e di quell’armonia ideale, caratteristica di Giovanni Bellini, tra l’eremita e la natura selvaggia all’imboccatura della caverna, in cui il santo ha cercato rifugio dalle tentazioni della civiltà”; l’artista inoltre, forse ispirato dalle varie repliche di questo tema dipinte da Lorenzo Lotto, aveva conferito alla scena “un aspetto psicologico singolarmente moderno, mostrando l’umana riluttanza di Girolamo a continuare ad infliggersi la pena dell’espiazione: tiene infatti la pietra macchiata di sangue dietro la schiena, come se volesse ritardare il più possibile la ripresa del gesto di battersi il petto”, mentre “la forte luce concentrata che rivela ogni vena e ruga del corpo invecchiato non fa che sottolineare l’intensa gravità della sua meditazione sul sacrificio di Cristo sulla croce” (1).

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