Alessandro Meluzzi per Kyoss Arte

I crimini dell’Arte raccontati da Alessandro Meluzzi. Il bipolarismo di Picasso.

Dal punto di vista psicologico Picasso non mostra disturbi conclamati. Ma la sua arte svela tratti bipolari non indifferenti. L’alternanza di stati ipomanicali e stati eutimici e l’affermarsi di fasi miste, caratterizzate da mania e intervalli liberi, hanno una loro chiara manifestazione sulla tela.

Dal 1901 ha inizio il cosiddetto periodo blu che si protrae sino alla primavera del 1904. È la fase che scaturisce in seguito alla morte suicida dell’amico Carlos Casagemas. Lo stesso Picasso afferma che, quando si rese conto che l’amico era morto, incomincia a dipingere il mondo esterno come se fosse sprofondato nell’oceano. I dipinti di questo periodo sono dominati da toni freddi e spenti, affidandoli totalmente all’utilizzo monocromatico del colore blu. Picasso sceglie tale pantone per la sua pregnante valenza psicologica, denunciando la progressiva decadenza del mondo intorno a sé, ma non solo. È il proprio mondo interiore a sgretolarsi. Infatti, le opere del periodo blu rivelano una malinconia sottile e un’inquietudine personale.

Dalla primavera del 1904 fino al 1909 Picasso smise di usare il blu. Il colore più impiegato è il rosa, dando vita ad un’atmosfera fanciullesca. Un’atmosfera idilliaca, sospesa tra realtà e fantasia. Picasso intendeva esprimere una visione maggiormente ottimistica rispetto al periodo blu. La cronica carenza di soldi e il perenne stato di indigenza segnarono questo periodo, che Picasso descrive come assai felice, nonostante le difficoltà. In effetti, si abbandonava occasionalmente ai folli piaceri dell’oppio insieme agli amici parigini. Difatti, sebbene il periodo rosa sia lieve, i soggetti felici sono comunque un po’ malinconici. Fu un periodo in cui Picasso finse di vedere il mondo esterno come lo vedeva chiunque altro. Ma lo scoppio della Prima Guerra Mondiale cambiò ancora una volta la sua percezione artistica.

Dal 1909 in avanti Picasso dà forma al cubismo, in cui unisce i due periodi precedenti, dove sino a quel momento aveva rispettato le dinamiche della visione ottica umana. Quindi, supera ogni forma tradizionale di rappresentazione del mondo. Già all’età di 9 anni Picasso era in grado di riprodurre gli stili accademici che gli erano stati imposti dal padre pittore e insegnante di arte. Finalmente Picasso abbandona la visione ordinaria e aderente alla realtà del passato per approdare ad una modalità inedita di esperire il mondo: la realtà non è più unitaria ,ma è frammentata in schegge, solo apparentemente sconnesse.

La realtà è malinconica ma il singolo ha le armi per poter cambiare le cose. È, difatti, di questo periodo l’impegno politico di Picasso. È la guerra a cambiare per sempre lo sguardo del pittore. Da questo punto di vista l’arte visiva di Picasso può essere accostata al flusso di coscienza collettivo di Virginia Woolf. La differenza è che la scrittrice risponderà alla guerra, togliendosi la vita.

La composizione delle due fasi bipolari, il periodo blu o ipomaniacale e il periodo rosa o eutimico, avviene col cubismo, che si fa tradizionalmente iniziare nel 1909. Ma già prima Picasso ha un’intuizione per superare il bipolarismo artistico che lo caratterizza. Bipolarismo causato dalla spinta anti-convenzionale che lo allontana dalla tradizione millenaria dell’arta visiva. Nel 1906 Picasso visita un villaggio spagnolo incastonato lungo i Pirenei, Gòsol, dove viene a contatto con la statuaria iberica preromana, che non badava né alle proporzioni, né alla prospettiva, né all’armonia. La sua spinta viene frenata, però, perché la sua prima opera pre-cubista, Le ragazze di Avignone, lo getta nell’incomprensione comune. Ma dal 1912 in avanti il cubismo riscuote un grande successo, convincendo il pittore di aver intrapreso la strada giusta, che non abbandonò più fino alla morte, infatti. Il cubismo di Picasso si rifà allo stile più antico di quello che il padre gli aveva tramandato. Picasso torna alle origini per rappresentare la realtà come la vedevano gli antenati, forse perché quest’ultimi avevano un contatto più naturale, più diretto, con il mondo. Ma Picasso è consapevole di non poter comprendere totalmente la disarmonia preromana. Perciò, utilizza due tecniche insolite: i papier collé e il collage. La malinconia bluette e l’euforia rosacea si frangono su tele pluridimensionali e si infrangono in mille pezzi, lasciando all’ermeneutica di chi guarda la comprensione del mondo. Non esiste un unico punto di vista ma ci sono più visioni. Picasso non vuole diffamare l’arte visiva tradizionale. L’arte del passato è valida quanto quella cubista. In questo modo, Picasso si riconcilia col padre, con la tradizione ed è pronto ad affrontare un mondo in pezzi come il villaggio di Guernica, raso al suolo dall’esperimento terroristico nazista. Ma Picasso non vedrà mai la fine della guerra. Muore nel 1973. La dittatura di Franco in Spagna avrà termine soltanto nel 1975 con la sparizione del despota.

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